Hashtag Instagram: come sceglierli bene
Diciamocelo: gli hashtag Instagram non sono più la bacchetta magica che erano qualche anno fa. C'è stato un periodo in cui bastava incollare trenta cancelletti sotto una foto per vedere i like…

Diciamocelo: gli hashtag Instagram non sono più la bacchetta
magica che erano qualche anno fa. C'è stato un periodo in cui bastava incollare
trenta cancelletti sotto una foto per vedere i like arrivare da soli. Oggi non
funziona così, e in parte è un bene: significa che conta più quello che
pubblichi di quanto lo etichetti. Ma questo non vuol dire che gli hashtag su
Instagram siano diventati inutili. Restano un aiuto vero, a patto di sceglierli
come sceglieresti delle parole chiave, con criterio, e non buttarli lì a caso.
Sono Lauriano Lauria, web e graphic designer a Napoli, e seguo tante piccole attività che provano a farsi notare online. La domanda che mi fanno più spesso è sempre la stessa: quanti hashtag usare e quali. Qui ti spiego come li ragiono io nel 2026, perché gli hashtag giusti contano ancora e come costruire un mix che ti porti portata e copertura vere, non numeri gonfiati.

Gli hashtag Instagram servono ancora nel 2026?
Servono, ma in modo diverso. Instagram è diventato un motore
di ricerca a tutti gli effetti: le persone digitano parole nell'esplora e nella
barra di ricerca, e l'app cerca di capire di cosa parla il tuo contenuto per
proporlo a chi potrebbe interessare. Gli hashtag sono uno dei segnali che
aiutano a fare questa classificazione, insieme al testo della caption,
all'audio e a quello che si vede nel video.
La differenza rispetto a prima è che l'hashtag da solo non
ti spinge in alto. È un'etichetta che dice "questo post parla di questo
argomento". Se è coerente col contenuto, aiuta; se è messo tanto per
riempire, non solo non serve, ma rischia di confondere l'app su chi sei. Pensa
agli hashtag come al modo in cui organizzi gli argomenti, non come a un
interruttore che accende la visibilità.
Quanti hashtag usare su Instagram
Questa è la domanda da un milione di dollari, e la risposta
ti sorprenderà: pochi e mirati. Puoi arrivare a trenta, ma non è detto che sia
meglio. Nella mia esperienza, e in linea con quello che consiglia Instagram
stesso, un gruppo di tre-cinque hashtag ben scelti rende di più di una sfilza
di trenta parole a caso.
Il motivo è semplice: cinque etichette precise raccontano
con chiarezza di cosa parli. Trenta etichette generiche mandano un segnale
confuso e, spesso, ti fanno finire in mezzo a un rumore dove nessuno ti nota.
Se sei alle prime armi, parti da questo:
•
3-5 hashtag molto pertinenti per un post normale
nel feed.
•
Un paio in più per i Reels, dove la copertura
extra fa comodo.
•
Per le Storie basta uno, spesso legato al luogo
o all'evento.
Prova, guarda gli Insights e regolati. Se noti che un certo
tipo di post rende meglio con qualche etichetta in più, tienilo. La regola non
è scolpita nella pietra: è un punto di partenza sensato.
Il mix ideale: hashtag di nicchia, medi e di brand
La verità è che il super hashtag popolare, quello con dieci
milioni di post, è quasi sempre uno spreco. Il tuo contenuto ci resta in cima
per due secondi, poi sprofonda sotto migliaia di altri. Molto meglio ragionare
per fasce e mescolarle.
Hashtag di nicchia piccoli
Sono quelli sotto i 50 mila post. Sembrano poca cosa, ma
sono oro: poca concorrenza e un pubblico molto mirato. Se fai la pasticciera a
Napoli, "#dolcinapoletani" ti fa trovare da chi cerca proprio quello,
molto meglio di "#food". Gli hashtag di nicchia sono quelli che ti
danno contatti veri.
Hashtag medi
Tra i 50 e i 500 mila post. Danno più volume e più portata,
ma sono ancora una piazza dove puoi farti vedere. Qui ci metti gli argomenti un
po' più larghi che descrivono il tuo settore o la tua città.
Hashtag di brand e community
Il tuo hashtag personale, quello del quartiere, quello di un evento o di una community del tuo settore. Non portano numeri enormi, ma creano appartenenza e ti fanno riconoscere. Con il tempo diventano un piccolo archivio di tutto quello che pubblichi.

Le parole chiave nella caption contano sempre di più
Ecco il cambio più importante degli ultimi anni. Instagram
legge il testo che scrivi, non solo i cancelletti. Se sotto una foto scrivi
"tiramisù artigianale consegnato a domicilio a Napoli", quelle parole
chiave aiutano l'app a capire il post e a proporlo a chi cerca proprio quelle
cose nell'esplora.
Quindi il mio consiglio è questo: scrivi una prima riga
chiara e umana, che contenga in modo naturale l'argomento del post, e poi
aggiungi i tuoi tre-cinque hashtag giusti. La caption fa il lavoro grosso, gli
hashtag lo rifiniscono. Non è più una o l'altra cosa: lavorano insieme.
Dove mettere gli hashtag: caption o commenti?
Per anni si è discusso se scriverli nella caption o nel
primo commento. La risposta pratica: cambia poco per la portata, cambia molto
per l'estetica. Se li metti nella caption, aggiungi qualche a capo o dei
puntini per staccarli dal testo, così il post resta pulito. Se preferisci un
aspetto ordinato, mettili nel primo commento subito dopo aver pubblicato:
Instagram li considera lo stesso.
Io tendo a metterli nella caption, in fondo e ben separati,
perché così sono sicuro che vengano registrati fin dal primo secondo. Ma se il
tuo profilo cura molto l'estetica, il commento è una scelta legittima. Scegli e
sii coerente.
Gli errori che vedo più spesso
Prima di scegliere gli hashtag giusti, conviene sapere cosa
evitare. Sono quasi sempre le stesse cose:
•
Usare
sempre gli stessi hashtag copiati e incollati. Se ogni post ha lo stesso
blocco identico, l'app può leggerlo come spam. Adattali al contenuto specifico.
•
Scegliere
tag troppo generici. "#love", "#instagood",
"#photooftheday" non ti portano nessuno di mirato: sono oceani in cui
sparisci.
•
Usare
hashtag vietati o borderline. Alcuni sono bloccati o limitati perché
associati a spam o contenuti problematici. Se un hashtag mostra pochissimi post
recenti pur essendo comune, insospettisciti e lascialo perdere.
•
Mettere
etichette che non c'entrano col post. Attirare click con tag fuori tema
porta gente sbagliata, che non interagisce e peggiora i tuoi numeri.
Come costruire il tuo set in pratica
Non serve un software costoso. Apri Instagram, scrivi nella barra di ricerca una parola del tuo settore e guarda quali hashtag propone e quanti post hanno: così capisci le fasce. Salvane qualcuno per la nicchia, qualcuno medio, uno di brand. Poi crea due o tre gruppetti diversi da alternare a seconda del tipo di post, così non usi mai lo stesso identico blocco.

Se vuoi impostare bene la presenza social della tua
attività, senza perderti tra mode e mito, dai un'occhiata ai miei servizi
oppure scrivimi dalla pagina contatti: possiamo costruire insieme una strategia
semplice, con caption e hashtag che lavorano davvero per farti trovare.
Domande frequenti
Quanti hashtag usare su Instagram?
Per la maggior parte dei post bastano da tre a cinque
hashtag ben scelti e pertinenti. Puoi arrivare a trenta, ma raramente serve: un
gruppo piccolo e mirato racconta meglio l'argomento del post e ti fa trovare
dal pubblico giusto. Per i Reels puoi aggiungerne qualcuno in più, per le
Storie ne basta uno.
Gli hashtag funzionano ancora nel 2026?
Sì, ma contano meno del mito. Non spingono da soli un post
in alto: sono un'etichetta che aiuta Instagram a capire di cosa parli, insieme
alle parole chiave della caption e all'audio. Usati bene danno un po' di
portata e copertura in più; buttati a caso non servono e a volte fanno danno.
Meglio mettere gli hashtag nella caption o nei commenti?
Per la visibilità cambia poco: Instagram li considera in
entrambi i casi. La differenza è estetica. Nella caption, staccali dal testo
con qualche a capo per tenere il post pulito; nel primo commento, l'aspetto
resta più ordinato. Scegli il metodo che preferisci e usalo sempre allo stesso
modo.
Devo cambiare gli hashtag ogni volta?
Non devi reinventarli a ogni post, ma non usare mai lo
stesso identico blocco. Prepara due o tre gruppi da alternare e adattali al
contenuto specifico: un post sui dolci non ha gli stessi hashtag di nicchia di
un post su un evento. Variare in modo coerente evita il rischio spam e mantiene
le etichette sempre pertinenti.


